Un tuffo nella storia dei costumi da bagno maschili


Tendenze

Il fundoshi del samurai, i boxer di 007, la canottiera del grande Gatsby. Com’è cambiato il look da spiaggia negli ultimi cento anni

Questa è l’epoca migliore per l’uomo che non vuole rinunciare all’eleganza anche in spiaggia. Per capirlo, basta ripassare un po’ di storia del costume da bagno maschile. Oggi la libertà la fa da padrona e ognuno può costruirsi il suo stile. Ma non è sempre stato così.

Il perizoma dei samurai e il costume vittoriano in lana

Nei tempi passati, nell’antichità, si faceva il bagno… nudi! Prima del diciannovesimo secolo, infatti, solo i giapponesi usavano il fundoshi, un perizoma indossato dai samurai sotto le armature e utilizzato dagli uomini per nuotare o per fare la sauna.

In Europa, per tutto il Medioevo e il Rinascimento, il nudo era considerato normale, anzi il culto del corpo, di origine ellenica, veniva coltivato. Nell’Ottocento la pruderie (in italiano potremmo tradurlo con moralismo) inglese si diffonde a macchia d’olio con epicentro nella pudica Inghilterra della regina Vittoria. Ecco che l’uomo di stile, dalla moralità inappuntabile, è costretto a coprirsi con pesantissimi costumi interi in lana a righe orizzontali. Impossibile nuotare: ogni volta che si entrava in acqua, la lana bagnata diventava così pesante da impedire ogni movimento. Appena ci si trovava tra soli uomini, si abbandonava il costume piombato. Non andava meglio alle donne, che fino ai primi anni del ventesimo secolo erano costrette a cambiarsi nelle bathing machine, le “macchine da bagno”: carri di legno su ruote che venivano spinti in acqua. L’occupante poteva così cambiarsi appena prima di fare il bagno, lontano dagli sguardi indiscreti degli uomini. In spiaggia era poi d’obbligo indossare il cappello.

Dal grande Gatsby a Tarzan

Negli anni Venti i costumi sono ancora molto casti: l’uomo di stile deve indossare pantaloncini con cintura e canottiera a righe, come si vede nel film Il grande Gatsby, con Robert Redford sirenetto a righe di vittoriana memoria: una voce del regolamento degli stabilimenti balneari statunitensi stabiliva che i pantaloncini non potevano essere più corti di quattro pollici sopra il ginocchio.

La liberazione dall’obbligo della canottiera in spiaggia è merito di Tarzan: nel 1924, una società di nome BVD aveva ingaggiato il cinque volte oro olimpico di nuoto Johnny Weissmuller per sette anni come modello per un innovativo costume intero aderente, molto simile a quello che ancora oggi indossano i nuotatori. Ma tre anni dopo Weissmuller firmò un altro contratto, questa volta con la Metro-Goldwyn-Mayer, per interpretare il signore della giungla, che fece scalpore per la sua “nudità”: non indossava la canottiera!

007: (s)vestito per uccidere

Bisognerà arrivare agli anni Sessanta per veder comparire i primi timidi “trunk”, boxer attillati indossati tanto dal duro Steve McQueen quanto dal sofisticato Sean Connery in Agente 007: Thunderball – Operazione tuono (1965). È l’agente segreto inglese a sdoganare il costume corto, oggi tornato di moda, tagliato molto sopra al ginocchio, con comode tasche, ideale per andare al ristorante in spiaggia. Bond è anche il primo a sdoganare il colore “baby blue”: un turchese molto chiaro usato per l’abbigliamento dei neonati. Nel 2006 in 007 Casinò Royale, Daniel Craig indossa degli “short” – pantaloncini corti e aderenti.

Un mercoledì da leoni (o da Baywatch)

Ma facciamo ancora un salto indietro di qualche anno. Quando, nell’estate 1964, L’esercito del surf lanciava la carriera da attrice di Catherine Spaak, i costumi da uomo erano molto simili a quelli attuali: pantaloncini attillati, preferibilmente scuri.

Nell’estate 1978, un’altra piccola rivoluzione cambia tutto: la pelle si copre, ritornano i costumi più larghi che arrivano ben sotto il ginocchio. Sono i pantaloncini a mezza gamba, o rather surfer e hanno anche loro illustri riferimenti cinematografici: sono figli di Un mercoledì da leoni, che consacra l’inossidabile immaginario dei surfisti californiani, ma che nella moda durerà solo poche stagioni. Dieci anni dopo il film-manifesto della gioventù surfista, i boxer torneranno ad accorciarsi, con le fantasie floreali hawaiane-californiane che lasceranno lo spazio al colore rosso arancio: è l’effetto Baywatch. Tonalità che oggi è bene scegliere con cautela per evitare di essere scambiati per il bagnino.

Un futuro da indossare

E il 2019, che cosa ci riserverà? Il presente, ma soprattutto il futuro è tutto da scrivere, o da indossare, ma una cosa è certa: nel ventunesimo secolo la moda uomo in spiaggia sarà tutto meno che noiosa. Potrà essere innovativa, oppure dal gusto vintage. Potrà proporre concetti originali, oppure rielaborare materiali e fantasie storiche, giocando con i diversi tagli, le diverse lunghezze, i nuovi materiali. Sarà all’insegna della libertà, ma con un occhio alla storia del costume maschile e uno al proprio stile personale si potrà evitare di fare passi falsi sul bagnasciuga.