Questione di pieghe


Stile

Avere tra le mani una cravatta a sette pieghe significa maneggiare un capolavoro di stile e di sapienza sartoriale, realizzabile solo da mani esperte. Più spessa e consistente di quelle tradizionali, ha una storia lunga e prestigiosa. Quando indossarla, e come?

Annodarsi al collo una cravatta sette pieghe significa indossare un prodotto artigianale lavorato a mano che è anche un pezzo di storia. Le prime cravatte di questo tipo risalgono ai nobili croati che durante la guerra dei trent’anni portarono in Europa foulard elegantissimi, tagliati per cadere dritti lungo il petto e slanciare la figura. Queste cravatte archetipe sono le antenate delle attuali cravatte sette pieghe: realizzate con un singolo drappo di tessuto ripiegato per apparire più rigido e non muoversi mentre cavalcavano.

La sette pieghe moderna è però invenzione napoletana e racconta da sempre lo stile italiano nel mondo. Erano infatti il souvenir prediletto che i rampolli inglesi di ritorno dal Grand Tour regalavano a parenti e amici assieme ai racconti di viaggio nel lontano Stivale. Così, da Napoli a Londra e poi nel mondo, la sette pieghe ha conquistato velocemente la ribalta della moda maschile alla fine del XVII secolo per non abbandonarla mai veramente.

La sette pieghe deve gran parte del suo successo a Beau Brummell. Se consultate la voce dandismo in un dizionario, il suo nome apparirà nelle prime righe. Oggi, probabilmente, lo definiremmo un influencer. Nei primi anni del diciannovesimo secolo, Lord Brummell sdoganò l’uso dei pantaloni stretti a tubo, del frac e fu il promotore delle parrucche impomatate in alta società. Fu sempre lui a definire la cravatta come l’indumento in grado di segnare definitivamente il passaggio dai cicisbei del Settecento ai dandy cosmopoliti dell’Ottocento, cultori dello stile personale sopra ogni cosa.

Dalla seconda guerra mondiale a Intrigo internazionale

L’aura di nobiltà di questo particolare tipo di cravatta risale alla seconda guerra mondiale. Le cravatte erano allora diffusissime: nessun ragazzo sopra i 16 anni si sarebbe mai sognato di uscire di casa senza una cravatta, ma l’economia di guerra rendeva difficile recuperare i materiali e molti capi di qualità avevano prezzi inaccessibili. I sarti facevano del loro meglio confezionando con il tessuto disponibile cravatte molto più sottili e corte delle attuali, realizzate in due pezzi come la maggior parte delle cravatte: l’anima era inserita all’interno e serviva dare forma al capo, mentre il tessuto pregiato veniva usato solo nelle parti a vista. Oggi, settant’anni dopo, le cravatte tradizionali sono confezionate ancora così. Questo rende ancora più chiaro quanto una cravatta ricavata da un solo taglio di tessuto pregiato ripiegato su se stesso, come appunto la sette pieghe, possa essere preziosa.

Si potrebbe pensare che l’intero corpo della sette pieghe sia fatto di tessuto rigido, compresi il collo e il nodo. In realtà a essere interessati dalla piegatura sono i 30 centimetri che vanno dalla punta della pala in su, e i 12 centimetri che partono dal codino, quindi solo le estremità.

Poi, se si desidera il lusso di una sette pieghe ma non si vuole un capo troppo pesante, si può richiedere un’anima più leggera o addirittura optare per una cravatta “sfoderata”, cioè con le due terminazioni senza fodera e senza anima.

La sette pieghe è un tipo di cravatta “nobile” ed è prediletta dagli appassionati: Cary Grant, collezionista compulsivo, volava a Napoli per farsi confezionare cravatte su misura e per le occasioni più importanti, e sceglieva le sette pieghe selezionando con cura stoffa e fantasie. Sì, anche fantasie, benché ricordiamo Grant soprattutto con cravatte monocromatiche nei toni del grigio blu e della terra, che poi erano quelle che apparivano meglio sia in bianco e nero che in technicolor nelle pellicole hitchcockiane. Il re della suspense non gli avrebbe mai fatto indossare una cravatta a fantasia per l’immagine della locandina di Intrigo internazionale. Quella che lo vede fuggire dall’elica di un biplano con la cravatta che gli sventola dietro le spalle. Quale trucco visivo migliore di una cravatta grigia per mostrare il pericolo di un incontro ravvicinato tra un uomo e un aereo in fase di atterraggio?

Complemento di stile

Non c’è bisogno di essere Cary Grant per scegliere la giusta cravatta a sette pieghe: basta valutare attentamente la lunghezza in base alla nostra statura e la fantasia giusta in grado di abbinarsi alla giacca che indossiamo.

Ci sono effetti, diciamo “ottici”, da considerare in fase di scelta: una cravatta stretta slancia molto, ma a patto di essere di corporatura minuta. Se si pensa a James Stewart, non si riesce a immaginarlo senza una delle cravatte sottili e a tinta unita che indossava praticamente sempre dentro e fuori dal set. Ma se non si ha un fisico longilineo è meglio aumentare lo spessore della cravatta per evitare di evidenziare la corporatura.

La sette pieghe è tradizionalmente di seta, ma oggi è possibile trovarla anche in lana e a maglia e, scegliendola in nuance più scure (blu o nero), può essere usata in queste varianti di materiale anche in contesti più formali, magari abbinata a un abito grigio o a una camicia bianca.

La cravatta a sette pieghe è il non plus ultra dell’eleganza, quindi è meglio sceglierla con una fantasia sottile e discreta o a tinta unita. La moda uomo per l’estate 2020 predilige i colori della terra, dal beige al marrone, con i quali si può abbinare una sette pieghe nelle nuance dall’azzurro al blu. Possiamo anche scegliere il tono su tono e abbinare una sette pieghe di un tessuto originale o con una fantasia sottile a un abito chiaro. Qualunque sia la nostra scelta di colore e di fantasia, con una sette pieghe ci sentiremo dei veri dandy.

Prodotti correlati