Il papillon: dimmi quale indossi e ti dirò chi sei


Stile

È un accessorio che si presta a (quasi) ogni occasione, ma i papillon non sono tutti uguali. C’è una precisa idea di stile dietro ogni look. Ecco una guida per scegliere quello giusto

Non puoi indossarlo senza sentirti un po’ James Bond o, nel peggiore dei casi, essere scambiato per un professore di filologia romanza o per un critico d’arte. È il papillon, complemento di stile che mai come oggi è in grado di rappresentare i gusti di chi lo indossa. Ecco perché è bene saperlo scegliere e saperlo portare.

Un accessorio sempre più democratico

Anche se in uso fin dal XVII secolo (ma qualcuno si spinge a ipotizzare un suo utilizzo addirittura nell’antico Egitto…) e da decenni punto fermo nel guardaroba dell’uomo attento allo stile, all’inizio del Novecento il papillon non era ancora chiamato così. Fu solo in seguito all’enorme successo di Madama Butterfly, messa in scena nel 1904 alla Scala di Milano, e all’incredibile notorietà che l’opera diede anche al nodo “zoomorfo”, che lo si battezzò “butterfly”, in italiano “farfallino” e in francese appunto “papillon” (gli inglesi però preferiscono l’espressione “bow tie”).

Il primo a considerare il papillon un indumento “formale” fu l’imprenditore statunitense Pierre Lorillard. Allevatore di purosangue da corsa, nel 1886 Lorillard lo indossò a un ballo insieme al prototipo di quello che oggi è lo smoking, o tuxedo per gli anglofoni, dal nome dalla tenuta della famiglia Lorillard a Tuxedo Park. Smoking e papillon nero costituirono immediatamente la divisa dell’alta borghesia statunitense e il papillon iniziò a essere chiamato “black tie”, “cravatta nera”, prendendo il posto dell’antiquato frac con papillon bianco come abito formale.

Oggi il papillon è un accessorio molto più democratico: a portarlo non sono solo le spie superaccessoriate alla 007 o i viaggiatori nel tempo del piccolo schermo come Doctor Who, ma anche, nella realtà, uno science guy come Bill Nye, un meteorologo come Luca Mercalli, un esperto d’arte come Philippe Daverio: indossato da loro, il nodo a farfalla richiama l’idea di un intellettuale brillante e “smart”. Fred Astaire e Frank Sinatra, Charlie Chaplin ed Hercule Poirot per non dire di Ray Charles, non sarebbero stati gli stessi senza il papillon. E su ciascuno di loro il farfallino ha assunto un senso diverso e personale. Ecco perché, anche noi, se optiamo per il papillon dobbiamo sceglierlo con cura.

Questione di nodi

Cosa vogliamo comunicare con il nostro nodo al collo? Quando Marlene Dietrich e Katharine Hepburn indossarono per la prima volta indumenti maschili, scelsero quello che era considerato l’abbigliamento degli uomini di potere: abiti su misura, cappelli a cilindro, camicie abbottonate e ovviamente, il papillon, e lo fecero per mostrarsi donne emancipate. Lo stesso ragionamento avrebbe portato cinquant’anni dopo Karl Lagerfeld a creare una linea di papillon femminili.

La scelta del papillon deve sempre essere oculata. Se siamo invitati a un evento dove il dress code parla di “black tie”, sappiamo che c’è da indossare lo smoking e non c’è smoking senza papillon. D’accordo, ma come scegliere il nodo? Abbiamo diverse possibilità. Il “bow tie” classico si annoda manualmente: bisogna essere in grado di fare il nodo e su YouTube esistono, per fortuna, tutorial salvavita. L’imperfezione non è bandita, anzi, un nodo leggermente asimmetrico, con una delle due estremità più grande dell’altra indica che il nodo è stato fatto a mano e che non stiamo usando un papillon pre-annodato o – peggio ancora – a clip.

In 007: Casino Royale, Daniel Craig è un Bond giovane, rozzo, che ha appena preso la licenza di uccidere. Sulla locandina Bond indossa uno smoking e ha il papillon aperto perché è appena stato rianimato con un defibrillatore dopo essere stato quasi ucciso. Il papillon aperto e l’atteggiamento del corpo da soli raccontano tutto il personaggio: difficile immaginare Bond con un papillon pre-annodato con laccetto regolabile. Certo, noi possiamo farlo se abbiamo poco tempo (o se non sappiamo fare il nodo); però non sogniamoci di usarlo con lo smoking: certe cose devono rimanere “classiche”. I papillon già annodati e a clip sono invece adatti a situazioni più casual, magari privilegiando una fantasia, da indossare con ironia e in contesti informali.

Tra farfalle e batwing

Esistono diversi stili di papillon. Il più tradizionale è il “farfallino”, quello con la forma a farfalla, che si adatta bene sia ai visi squadrati che a quelli più morbidi. Esiste poi una variante più grande che gli inglesi chiamano Big Butterfly: è il tipo di papillon usato da Winston Churchill (uno tradizionale sarebbe scomparso, vista la sua stazza). In genere è in fantasie più particolari, ma con un tessuto monocolore è perfetto per occasioni estremamente formali completo di uno smoking elegante.

Il Batwing è invece un farfallino più rigido, stretto e sottile. Prende il nome dall’aereo di Batman perché ha quasi la stessa forma. Estremamente elegante, è perfetto per un look alla moda, ma può essere usato anche in eventi formali. Attenzione all’effetto Padrino: sceglierne uno troppo sottile ci farà assomigliare a Marlon Brando nei panni di Vito Corleone.

Il papillon Diamond Tip cioè a “punta di diamante” sta recentemente prendendo piede: è molto moderno: le estremità squadrate lo rendono più chic degli altri. Daniel Craig sulla locandina dell’imminente 007: No Time To Die indossa un papillon di questo tipo su smoking scuro: very British, very cool, very Bond.

Il papillon di tipo The Rounded Club è il più particolare di tutti ed è l’esatto opposto del Diamond Tip: sottile ma con le estremità arrotondate. Ha uno stile davvero unico che non lo rende la scelta adatta per un cocktail, ma il suo stile disinvolto si adatta bene a tutti i contesti casual, magari con una fantasia accesa su un abito monocromatico. Sempre consigliabile evitare gli eccessi, se non si vuole somigliare troppo ad Austin Powers.

In generale, come per la cravatta, anche per il papillon non esiste una regola aurea: il tipo di nodo, la forma, la fantasia, devono adattarsi al fisico e al viso di chi lo porta. Tolti i contesti nei quali il papillon è un obbligo – galà, cocktail, prime alla Scala, red carpet (chi può) – la decisione di indossare un papillon e la scelta di quello più adeguato è mai come ora una questione di sensibilità e di gusti.

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