Cravatte, le magnifiche cinque


Stile

Tinta unita, Regimental, fantasia, vintage e di lana. Ecco le cravatte che non devono mai mancare nell’armadio di un uomo

“Un bel nodo alla cravatta è il primo passo serio nella vita”, scrive Oscar Wilde in L’importanza di chiamarsi Ernesto. Il secondo passo, aggiungiamo noi, è crearsi una ristretta ma solida dotazione di cravatte di qualità. Il guardaroba potrà poi arricchirsi di altre cravatte, il cui numero e stile varierà in base a stile ed esigenze, ma è fondamentale innanzitutto attrezzarsi con una dotazione di base in grado di metterci a nostro agio nelle principali occasioni. Ecco allora le cinque cravatte di cui proprio non si può fare a meno. 

La Classica

È quella a tinta unita. La cravatta per eccellenza, quella indispensabile. Può sembrare monotona ma è sempre garanzia di eleganza e raffinatezza, perfetta per la maggior parte degli outfit: dall’occasione elegante alla cerimonia al momento casual, è il passepartout per ogni evento, facile da abbinare, quasi impossibile da sbagliare.
Per indossarla al meglio bastano poche regole, dato che tutti i colori si abbinano a una camicia bianca o comunque chiara. Unica accortezza: non indossare una cravatta dai colori forti a tinta unita con una camicia altrettanto audace. Dovendo sceglierne una, meglio una cravatta sartoriale sul blu, ottima da abbinare con camicia bianca e abito grigio.

La Regimental

A righe oblique, per molti è la cravatta dell’immaginario collettivo. È quella connotata dalla storia più affascinante. Si chiama così perché con questo accessorio si distinguevano i diversi reggimenti dell’esercito inglese. In Inghilterra le righe vanno da sinistra in alto verso destra in basso, in America invece hanno inclinazione contraria. La Regimental è un universo a sé stante. C’è un’ampia letteratura sui suoi vari tipi, che differiscono per il modo in cui le righe vengono accostate: Titan, Nastro, Mogador, Ambrate, Araldiche. Se nel mondo anglosassone è ancora forte il legame fra cravatta a righe e reggimenti, club o college, anche in Italia, dove questo aspetto manca, la Regimental evoca senso di appartenenza in chi la indossa e comunica dei solidi valori. Abbinarla è semplice: deve riprendere un colore della camicia (o della giacca) oppure avere una tonalità a esso complementare.

La cravatta fantasia

Non può mancare nel guardaroba di un uomo che vuol dimostrare eleganza e signorilità in ogni occasione. È con questa cravatta che si scatena la creatività, si libera il proprio stile. I più tradizionalisti opteranno per un motivo sobrio, geometrico, ripetuto elegantemente sul tessuto. Quelli che non hanno paura di osare potranno scegliere tra figure e loghi con cui raccontare qualcosa di sé. Chi ama il mare, ad esempio, proverà un certo orgoglio nel vedere sulla sua cravatta blu un elegante motivo di pesci celesti.

La cravatta vintage

Tra le fantasie più interessanti, i disegni Paisley anni Quaranta riscuotono ancora oggi un discreto successo e consentono di attirare l’attenzione anche con un semplice abito grigio. Sono quei motivi a goccia o lacrima, lavorati e colorati in infinite varianti. Consentono di realizzare meravigliose combinazioni, leggere e adatte a diverse occasioni, dalla vita di ufficio ai momenti mondani. Pur essendo ormai da tempo un classico, la “Paisley” resta comunque una cravatta più “sportiva” di quella a tinta unita e della Regimental. Indossarla in circostanze formali potrebbe esporre alle critiche dei più conservatori.

La cravatta di lana

In passato un gentleman non avrebbe mai indossato una cravatta di lana o maglia con un abito da sera. I tempi sono cambiati e oggi questa cravatta, una volta usata nelle campagne inglesi sotto il maglione di tweed, è stata sdoganata anche da molti amanti dell’eleganza classica, che la indossano in tinta unita – e magari in cachemire – anche con l’abito blu o grigio per ottenere un effetto casual e al contempo ricercato. Perfetta per i mesi invernali, può essere declinata con fantasia in molteplici modi.

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