C’è nodo e nodo


Stile

Semplice, doppio, Windsor, Onassis, St. Andrew: rapida guida alle maniere più diffuse di allacciare la cravatta

In quanti modi è possibile annodare una cravatta? Nel 1999 due fisici dell’Università di Cambridge, avvalendosi di modelli matematici basati niente meno che sul moto degli atomi e sulla cosiddetta “teoria dei nodi”, ne hanno individuati addirittura 85. Nessuna meraviglia, dunque, se davanti alla vostra cravatta vi trovate ad avere un attimo di esitazione: quale sarà il nodo più adatto al tessuto, all’abbigliamento e all’occasione in cui scegliete di indossarla?

Un “tiro” che fa sempre centro

Prima di tutto, converrà ridurre le nostre opzioni alle sole davvero utili, che non a caso corrispondono a quelle più diffuse, a partire dal nodo semplice, anche detto “nodo Four in hand” o “tiro a quattro”. Si tratta del nodo più popolare perché veloce e facile da eseguire, oltre che utilizzabile praticamente con qualsiasi tipologia di cravatta e in accordo con tutti i colli di camicia. Il nome “Four in hand” deriverebbe, secondo alcuni, dal nodo che veniva realizzato dai cocchieri per fissare le redini di un tiro di quattro cavalli. Per altri, invece, troverebbe la sua origine nel nome di un famoso club di Londra. Per realizzarlo, basta incrociare la parte larga della cravatta (la “gamba”) con quella stretta (o “gambetta”): il risultato è un nodo asimmetrico, ritenuto non particolarmente formale e adatto quindi per ogni occasione che non richieda assoluta eleganza. Non a caso, ad amarlo sono soprattutto i giovani, che possono donare così al loro look un tocco di classe, senza però farlo risultare troppo impegnativo.

Doppio principesco

Il nodo doppio, invece, rappresenta un’evoluzione del nodo semplice: rispetto a quest’ultimo, infatti, richiede una seconda rotazione della gamba, che va arrotolata per ben due volte attorno alla gambetta. Il risultato è più importante, ma non necessariamente più formale del Four in hand: si tratta sempre, in fin dei conti, di un nodo asimmetrico, il che lo rende adatto a tutti i tipi di cravatte (fatta eccezione per quelle molto larghe), di colli e di occasioni. Il nodo doppio è conosciuto anche come nodo Prince Albert, dal nome del Principe Alberto d’Inghilterra, che ne sarebbe stato un habitué.

Simmetrico e impeccabile

Più ricercato il nodo Windsor, che – secondo la tradizione – sarebbe stato inventato dal re Edoardo VIII d’Inghilterra (ex duca di Windsor) in persona. Oltre a essere molto popolare, questo nodo cravatta è di certo tra i più eleganti e vistosi, di quelli che non passano inosservati: a caratterizzarlo, infatti, sono un volume maxi, che lo rende adatto soprattutto ai colli grandi, e la tipica forma di triangolo rovesciato. La sua perfetta simmetria necessita di cravatte non troppo spesse e più lunghe del normale: se realizzato correttamente, si posiziona al centro esatto del collo della camicia, preferibilmente un modello Windsor o Italiano Standard. Questo nodo impeccabile, ça va sans dire, è l’ideale per le grandi occasioni.

Estro anni 60

Impossibile non citare poi il nodo Onassis, che prende il nome del celebre armatore greco Aristotele Onassis, che negli anni Sessanta lo rese popolare. Si tratta di nodo decisamente originale e piuttosto estroso: la gamba della cravatta, infatti, non attraversa il nodo nell’ultimo passaggio, ma rimane libera sul davanti, con effetto-sciarpa. Un nodo incompleto, dunque, non adatto a tutti, ma perfetto per chi desidera distinguersi, magari in occasioni non troppo formali: si adatta particolarmente a gilet e panciotti e va realizzato con cravatte larghe e, all’occorrenza, una pinzetta specifica per mantenere ferma la gamba.

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