Le bretelle non vanno mai in soffitta


Stile

Nato durante la Rivoluzione Francese, questo originale accessorio sta vivendo uno dei suoi ci-clici ritorni in auge. Scopriamone storia, tipologia e usi

Sono stati gli hipster i primi a tirarle fuori dal cassetto dei loro nonni, ma oggi le bretelle piacciono a persone con stili molto diversi fra loro. Conoscerle meglio è interessante e anche utile, perché la scelta delle bretelle più indicate dipende dal tipo di abbigliamento, dal fisico e dall’occasione in cui devono essere sfoggiate.

Le bretelle nel guardaroba maschile da tre secoli

In principio “les bretelles” furono il capo simbolo della Rivoluzione Francese. Le inventarono i sanculotti (sans culottes), che indossavano pantaloni da marinaio sorretti da bretelle per distinguersi dai nobili che usavano i pantaloni (le culottes, appunto).

Il primo a commercializzare le bretelle moderne fu il londinese Albert Thurston. Oggi il marchio che porta il suo nome è sinonimo di qualità artigianale: basti dire che Daniel Craig nei panni – su misura – dell’agente segreto James Bond indossa un paio di bretelle bianche Albert Thurston in una delle scene più importanti di Casinò Royale.

Nel 1871 Samuel Clemens chiese e ottenne un brevetto per “Cinghie regolabili e rimovibili per indumenti”. In quel periodo le bretelle erano di una sola dimensione in tessuto elasticizzato, ma Clemens le trovava scomode, così le realizzò con le cinghie, come le cinture. Ma non fu per questo che Clemens passò alla storia: lo fece per ciò che scrisse e firmò con lo pseudonimo di Mark Twain. I suoi celebri personaggi Tom Sawyer e Huckleberry Finn, comunque, vengono sempre rappresentati con le bretelle.

Le bretelle toccarono il loro apogeo proprio fra la fine del Diciannovesimo secolo e l’inizio del Ventesimo: i pantaloni dell’epoca avevano un taglio molto alto che rendeva impossibile l’uso della cintura. I due conflitti mondiali avrebbero relegato invece le bretelle nell’ombra degli armadi.

Nel secondo dopoguerra le bretelle furono appannaggio di alcuni gruppi specifici, come ad esempio la working-class inglese anni Sessanta: fu proprio per rifarsi a quel modello che Stanley Kubrick le fece indossare ad Alex, il protagonista del suo capolavoro Arancia meccanica.

In tempi recenti, come detto, sono stati gli hipster a sdoganarle nuovamente, tanto che oggi le bretelle sono completamente emancipate. Restano però un accessorio da prendere con le pinze. Anzi, con le clip.

Baffi e clip, X e Y

Esistono due tipologie principali di bretelle: quelle con le clip, più moderne e informali, e quelle con le asole (dette anche occhielli o baffi), più classiche, che si attaccano direttamente a bottoni cuciti nei pantaloni. Storicamente i bottoni si trovavano all’esterno dei pantaloni e venivano nascosti dal gilet ma, con la graduale scomparsa del gilet (tornati però anch’essi in auge di recente), i sarti hanno iniziato a nascondere i bottoni sulla parte interna dei pantaloni. Oggi l’evidente ostacolo alla diffusione delle bretelle con i baffi è che per essere indossate hanno bisogno di pantaloni dotati di appositi bottoni.

Il secondo elemento da considerare nella scelta delle bretelle è il tipo di intreccio. Sono definite a Y quando le cinghie di sostenimento si uniscono dietro alla schiena in un’unica cinghia. È la variante più elegante e discreta, perfetta soprattutto per chi ha un fisico longilineo, e viene usata per gli abiti sartoriali o su misura. Le bretelle a X sono invece quelle in cui le cinghie di sostenimento si incrociano dietro alla schiena ma si allacciano separatamente in due diverse posizioni sul girovita posteriore. Solitamente le bretelle con intreccio a X sono più adatte a occasioni casual e meno formali. Si trovano spesso in abiti da lavoro, e in quelli classici per chi ha un fisico robusto.

La perfetta proporzione tra lunghezza e larghezza delle bretelle

Con buona pace di Mark Twain, oggi le bretelle sono tornate elasticizzate, almeno nella parte terminale. Le bretelle sono regolabili, anche se non a cinghia, come le aveva pensate lui, e realizzate in materiali compositi: pelle, ma anche seta, raso, poliestere, o maglia. La regola per scegliere il materiale giusto è “più rigido = più formale”.

La sezione aurea delle bretelle, quella che indica la perfetta proporzione tra lunghezza e larghezza dell’accessorio, è fortemente legata all’altezza e alla corporatura. È una questione di proporzioni: bretelle troppo larghe stonano su un fisico minuto, allo stesso modo delle bretelle troppo sottili scomparirebbero su chi ha una corporatura massiccia.

Come scegliere le bretelle

I colori più scelti sono i classici scuri, a tinta unita. Le bretelle nere si abbinano con una camicia bianca e una cravatta scura; andrebbero coordinate con il colore della cravatta o con la tinta della camicia se si prevede di indossarle sotto un gilet. Robert Redford e Leonardo di Caprio, nel vestire i panni del Grande Gatsby a quarant’anni di distanza l’uno dall’altro, indossano entrambi le bretelle ed entrambi le nascondono sotto il gilet, vestendo colori chiari per un’eleganza che resiste alla prova del tempo.

Se invece si vuole mostrarle, è meglio scegliere una fantasia e coordinarla con quella della cravatta, riducendo al minimo i contrasti cromatici o di design, privilegiando disegni longitudinali che slancino la figura.

Ma, come sempre, ognuno è libero di costruire il proprio look: scegliere con gusto il tipo di chiusura, l’intreccio, il materiale, le giuste proporzioni e una fantasia appropriata è un vero e proprio esercizio di stile.