Bonjour, pochette!


Stile

Molti ne sottovalutano l'importanza, ma il fazzoletto da taschino ha una lunga storia alle spalle, e in fatto di stile può fare la differenza. Specie per chi sa scegliere il tipo giusto e soprattutto piegarlo alla perfezione, seguendo i nostri consigli...

Poche le regole per indossarlo e abbinarlo. Tanti, tantissimi i modi di piegarlo (quadrato, a punta, a ventaglio, a coperta e perfino a croissant e ad albero di Natale). Il fazzoletto da taschino, o pochette, è tornato a essere un accessorio elegante capace di aggiungere un tocco di personalità al nostro outfit.

Attenzione però a non confonderlo con un normale fazzoletto. Quello da taschino non si usa mai! Vietato estrarlo per asciugarsi il sudore, tantomeno per soffiarsi il naso. Al massimo lo si può usare per una rapida spolverata agli occhiali, ma è preferibile evitare anche questo impiego.

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La lunga storia di un pezzo di stoffa

La pochette non è altro che un pezzo quadrato di stoffa, meglio se di seta, con il lato dai 25 ai 45 centimetri. La storia dei fazzoletti ornamentali ha origini molto antiche: già i Romani distinguevano tra l’orarium, antenato dell’attuale fazzoletto, e il sudarium, usato per asciugare la pelle o per pulire la bocca dopo un pranzo; le donne bizantine lo tenevano tra le dita mostrandone le eleganti rifiniture, e anche in epoca medievale il fazzoletto era considerato un accessorio di prestigio sociale (ma imbevuto di profumo serviva anche a tenere lontani dal naso i cattivi odori). Re Riccardo II d’Inghilterra è da molti ritenuto l’inventore del fazzoletto da taschino come accessorio di moda. Nel mondo occidentale, è intorno agli anni Venti del secolo scorso che si consolida l’usanza di piegare un fazzoletto nel taschino della giacca. Negli anni Cinquanta icone statunitensi dello spettacolo come Cary Grant, Gary Cooper e Frank Sinatra contribuirono a rendere popolare questo accessorio. Passato di moda negli anni Sessanta, è poi tornato circa trent’anni dopo, a partire dai Novanta, carico di un particolare fascinovintage. Il suo successo dura ancora oggi e non va sottovalutata la sua importanza in fatto di stile.

Come piegarlo?

I modi di piegare un fazzoletto da taschino sono numerosissimi: solo i più conosciuti sono oltre cinquanta. In rete impazzano i video-tutorial ma c’è anche chi, con gusto e fantasia, riesce a inventare il proprio metodo personale senza imitare gli stili correnti. Per limitarci ai più diffusi:

La piega a quadrato o piatta o presidenziale è la più semplice e lineare. Basta piegare il fazzoletto su se stesso più volte per conferirgli la classica piega dritta. Il tessuto dev’essere ben stirato. Ideale per completi classici da sfoggiare in occasioni formali e cerimonie.

La piega a sbuffo, semplice ma allo stesso tempo elegante, è perfetta se applicata a un bel fazzoletto con stampa a fantasia. Realizzarla è semplicissimo: si prende il fazzoletto dal centro sollevandolo con un dito per poi adagiarlo nel taschino.

La forma a triangolo o a punta (ci sono varianti e due e tre punte) è un’elegante soluzione anche per un completo sportivo e per un incontro d’affari. Versatile, va bene sia in tinta unita che in fantasia, e in quasi tutte le occasioni.

Largo alla fantasia

L’elenco non finisce qui, e potrebbe essere quasi interminabile: c’è la piega a coperta, quella a tre scalini, e poi quella a ventaglio, intricata e seducente: va effettuata con l’aiuto di un elastico attraverso otto passaggi da eseguire alla perfezione. Ma forse ancora più difficile è quella a croissant, composta da tante pieghe triangolari per un look originale e elegante.

Pieghe “importanti” sono la doppia presidenziale, la monarca e la corona, versione “avanzata” della forma a punta. Di sicuro effetto le pieghe a motivi floreali. Quella a giglio richiede grande manualità e l’uso di un elastico come quella a ventaglio, ma l’effetto scenografico è garantito. D’impatto anche la piega a rosa, ideale soluzione per sostituire il fiore all’occhiello con una pochette di seta rossa. In periodo natalizio, poi, perché non esercitarsi sulla piega ad albero di Natale? D’estate, invece, con due fazzoletti, un po’ di esercizio e tanta fantasia, si può esibire nel taschino un cono gelato. Anche la piega della pochette, insomma, è un piccolo tocco distintivo che racconta qualcosa della nostra personalità.

Le regole

C’è chi sostiene che si possa esporre il fazzoletto al taschino dai 25 anni in su, e che con l’aumentare dell’età si possa azzardare sempre più sulla porzione da mostrare fuori dalla tasca. Quanto agli abbinamenti, sarebbe meglio evitare la stessa fantasia della cravatta o della camicia: con la pochette si può giocare con i contrasti alla ricerca del proprio equilibrio, magari richiamando solo uno dei colori della cravatta, se è a fantasia, oppure “spezzando”, cioè optando per pochette tinta unita se la cravatta è a righe e viceversa. Lo scopo del fazzoletto nel taschino è aggiungere un tocco di classe e – perché no? – valorizzare il proprio viso. Quindi nella scelta dei colori sarà necessario tenere in considerazione non solo abito e cravatta, ma anche carnagione e colore di occhi e capelli. Il gioco di contrasti e armonie può prevedere l’uso di un fazzoletto molto semplice, tinta unita, su una giacca dalla forte personalità, o viceversa una pochette con toni sgargianti e fantasie spinte da abbinare a una giacca semplice. Ma nelle occasioni più formali come i matrimoni (di giorno) è sempre consigliato un fazzoletto bianco, mentre per un incontro d’affari è meglio optare per tinte unite con tonalità scure, come blu navy, bordeaux o verde mantenendo uno stile semplice e misurato.