Il papillon: ieri e oggi, un accessorio irrinunciabile


Stile

Nel corso dei secoli il “farfallino” ha cambiato pelle molte volte, fino a diventare l’icona di stile che è oggi, capace di conferire eleganza senza rinunciare a un tocco di ironia

Cravatta a farfalla, farfallino, farfalla, cravattino: comunque lo si voglia chiamare, il papillon è un accessorio divenuto ormai un’icona dell’eleganza maschile, con una lunga storia alle spalle e un fascino intramontabile, sempre capace di reinventarsi. Aristocratico e raffinato, ma anche ironico e originale: questo piccolo fiocco da stringere al collo della camicia, con un nodo centrale e due alette simmetriche, non passa mai di moda e dimostra una versatilità insospettabile per chi lo associa alle sole serate di gran gala.
Valida alternativa alla più diffusa cravatta, il papillon conta due varianti principali: la tipologia tradizionale, costituita da un nastro da allacciare attorno al colletto, e quella premontata, a spilla o a collare, per gli amanti della comodità.

Guerrieri, dandy e star

La storia di questo accessorio si perde nel tempo, difficile stabilire con esattezza la sua origine. Se alcune teorie la fanno risalire addirittura all’antico Egitto, l’ipotesi più accreditata vede comparire il nostro farfallino sulle camicie dei mercenari croati durante la Guerra dei Trent’anni, nel XVII secolo. Non a caso, la parola “cravatta” sembrerebbe derivare dalla traslitterazione francese del termine “hrvat”, che significa proprio “croato”. Fu la corte di Francia, in effetti, a rendere il fiocco l’emblema dell’eleganza barocca: le gorgiere furono un po’ alla volta sostituite da foulard avvolti attorno al collo, annodati sul petto e decorati con rubini e diamanti.
Verso la metà del XIX secolo, il papillon assunse un’accezione borghese, diventando l’accessorio preferito dei dandy. Il magnate del tabacco Pierre Lorillard, nel 1886, lo inserì nello stile di abbigliamento formale da lui ideato appositamente per l’esclusivo ballo del Tuxedo club, destinato ad avere un grande successo: da quel momento in poi, il suo smoking (o “tuxedo”, appunto) con papillon nero sarebbe diventato il dress code obbligatorio per ogni occasione elegante, sinonimo di raffinatezza e buon gusto.

Ma le avventure del papillon non finiscono qui: in Italia se ne appropriarono simbolicamente anarchici e futuristi. Solo nel corso degli anni Venti, quando cominciò a sfilare sulle camicie delle star di Hollywood potè affermarsi come accessorio di stile per eccellenza, ma senza mai abbandonare del tutto le sue velleità rivoluzionarie.
Bisognerà aspettare i nostri anni Dieci (quelli del Duemila) per assistere a una metamorfosi del papillon tutta contemporanea, che ne slega finalmente l’utilizzo da un contesto esclusivamente formale. Oggi è divenuto un oggetto di tendenza: i designer si divertono a reinterpretarlo con tessuti, colori e materiali diversi, puntando sull’originalità per un abbigliamento quotidiano che non rinuncia mai a essere chic.

Tra eleganza e ironia

Quando è giusto metterlo, allora? La tradizione è solita destinarlo alle occasioni eleganti, specie se serali. Diventa indispensabile se si indossano il frac o lo smoking, con una camicia dal collo cosiddetto “diplomatico”: nel primo caso il farfallino dovrà essere bianco (nelle versioni in piqué o in pelle d’uovo), mentre nel secondo nero. Anche gilet e cardigan possono essere accompagnati da un papillon, ma a una condizione: che non si dimentichi la giacca!
Etichetta a parte, come dicevamo, la moda del nuovo millennio ha “sdrammatizzato” il cravattino, rendendolo più ironico e giocoso, soprattutto tra i giovani, che non hanno paura di osare in quanto a fantasie e colori. E se i puristi potrebbero rabbrividire davanti a un uso del papillon senza giacca, è bene non dimenticare come questo accessorio, nella sua lunga storia, non abbia mai avuto timore di risultare anticonformista.

Indossare un papillon tradizionale richiede un minimo di dimestichezza per allacciarlo al meglio: l’obiettivo è ottenere due ali perfettamente simmetriche, della stessa dimensione e lunghezza. Come fare? Prima di tutto è necessario avvolgere il nastro attorno al collo in modo da avere un’estremità più lunga dell’altra, per poi porre quella lunga su quella corta, incrociarle e annodarle fra loro. A quel punto l’estremità più lunga va poggiata sulla spalla, mentre la più corta dev’essere piegata orizzontalmente fino a formare il fiocco, da tenere per il momento tra pollice e indice. L’estremità più lunga verrà fatta scendere sopra al nodo e, con un risvolto, andrà inserita nell’anello che avrà preso forma sul retro. Allo specchio, sarà possibile sistemare e raddrizzare le alette perché risultino uguali.